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3 Giugno 2019

Giorgio Bianchi

“La religiosità della terra. Laudato sì, mì signore, per nostra matre terra…”

CONFERENZA // DOMENICA 30 GIUGNO ORE 15.00

 

Per contrastare comportamenti pericolosi o semplicemente contrari alle regole che una società si è data, generalmente si ricorre alla minaccia di sanzioni o si profetizzano sventure con l’intento di instillare paure che possano indurre chi ha deviato a comportamenti più virtuosi.

La paura però è sempre uno stato d’animo negativo, qualcosa che opprime, che disturba, può suscitare reazioni compulsive di fuga o di violenza, oppure può venire esorcizzata negando le conseguenze di un comportamento non virtuoso. Quasi mai una reazione alla paura porta alla lucida consapevolezza delle cause che la determinano. Per questo motivo la paura raramente può indurre ad un mutamento di rotta, ad un’azione che possa cambiare la situazione in cui la paura trova alimento.

Il progressivo deterioramento del pianeta dovuto al continuo inquinamento della terra, dei mari e dell’aria e il conseguente cambiamento climatico che minaccia di diventare irreversibile con conseguenze disastrose per l’umanità intera, viene continuamente denunciato non solamente dalle associazioni ambientaliste, ma anche da scienziati e da politici illuminati attraverso i mass media, attraverso programmi televisivi che riportano dati preoccupanti e scenari catastrofici, tutte cose che ormai nessuno può più ignorare. Ma a quanto pare anche in questo caso la minaccia di un pericolo, segue la regola generale, infatti nessuno sembra crederci e si continua a inquinare come se nulla fosse, con un certo fatalismo.

Forse allora sarebbe il caso di non insistere troppo con le minacce e la paura, ma di tentare altre vie che abbiano qualche probabilità in più di ottenere risultati.

Perché non provare allora con l’amore e il rispetto per questa nostra Madre Terra, come la chiama San Francesco. Perché non riscoprirne la sacralità come fanno ad esempio i Maya Quiché in Guatemala, che abbattono un albero solamente quando non possono farne a meno e nel farlo gli chiedono perdono. Forse la salvezza del pianeta terra potrebbe iniziare da lì.

E’ quello che ci racconta Duccio Demetrio, fondatore della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, col suo bel libro “La religiosità della terra – Una fede civile per la cura del mondo”

Per le popolazioni la cui sopravvivenza dipendeva e dipende da un contatto diretto con la terra, l’idea di madre è sempre prevalsa. Ma Demetrio va oltre a questo concetto, va oltre ad ogni visione utilitaristica di amore e gratitudine dovuto in quanto la Terra ci offre di che vivere. E’ la sua percezione, la sua visione che deve cambiare.

Scrive infatti “Mostrare un atteggiamento di religiosità verso la terra, è prima di tutto sentirla, viverla, ascoltarla, includendosi in essa con empatia…In quel continuo trascorrere dalla paura alla gioia contemplativa, dalla serenità che ci ispira, al dolore per la perdita di ogni sua sublime bellezza”.

E’ un atteggiamento religioso quello che ci propone Duccio Demetrio, legato ad una dimensione spirituale che non si contrappone a quella materiale, pur opportuna e necessaria, legata a calcoli, misurazioni, valutazioni, ma che investe il nostro modo di percepire la natura.

Se riusciamo ad immergerci in questa dimensione, allora ecco che la salvezza del pianeta non è solo più legata a soluzioni di salvaguardia, alle tecnologie alternative, , alla green economy, ma investe ogni aspetto che la spiritualità può suscitare. Ecco che allora la bellezza dei suoi tramonti e delle sue foreste, la drammaticità dei suoi uragani, il mistero che l’avvolge, la poesia che nasce dalla sua contemplazione, diventano elementi che possono creare quell’empatia che ci fa sentire come parte inscindibile dell’ambiente in cui viviamo, scoprendone tutta la bellezza, quella bellezza che salverà il mondo, come scrive Fyodor Dostoevskij nel suo romanzo ‘ L’idiota.’

“Empatia è imbattersi con il mistero dell’essere, nella più disarmata disponibilità a mettere tra parentesi i nostri istinti di possesso, alla proprietà, al dominio più gratuito, inutile, arbitrario, incivile”

Ed è proprio il mistero che avvolge la natura nelle sue infinite forme, una delle quali siamo noi, che deve indurci a camminare in punta dei piedi in un silenzio contemplativo, che deve frenare i nostri rozzi e brutali interventi volti alla ricerca di un profitto, di un guadagno immediato, convinti di poter controllare ogni reazione di un sistema ferito e violentato del quale conosciamo ben poco.

Di fronte ad una foresta primaria abbattuta, possiamo anche preoccuparci per le conseguenze che ne derivano quali l’erosione del suolo, la riduzione delle precipitazioni, la perdita di biodiversità e possiamo anche attivarci per una riforestazione che risani in parte il danno. Ma solo quando il dolore per una perdita irrecuperabile prevarrà sopra ogni altra considerazione, potremo definirci fautori di un’ecologia che sia veramente umanistica.

Da tutto questo può nascere la gratuità di ogni nostro atteggiamento nei confronti dell’ambiente. Un atteggiamento che deve prescindere dai rischi che il pianeta corre a causa dell’inquinamento. Anche nell’ipotesi che la terra non corresse alcun rischio, anche se comportamenti errati risultassero irrilevanti nei confronti della sopravvivenza del pianeta, le nostre azioni nei suoi confronti dovrebbero essere sempre guidate da quel senso di meraviglia, di commozione, sgomento, mistero di fronte alle molteplici e discordanti forme in cui essa si manifesta, guidate dalla sacralità che da essa emana.

 

GIORGIO BIANCHI

 

• Ha conseguito la laurea breve in Finanza e Controllo, presso la facoltà di Amministrazione aziendale di Torino.
• Ha lavorato come amministrativo sino all’età della pensione
• Dopo il pensionamento ha lavorato come volontario in organizzazioni come Gruppo Abele, Legambiente e altre organizzazioni ambientaliste.
• Successivamente, sino all’età di 80 anni, si è occupato come volontario nel settore della Cooperazione internazionale, operando nell’Organizzazione Non Governativa RETE, seguendo progetti di sviluppo nell’Africa Subsahariana.
• Ultimamente si sta occupando di doposcuola a ragazzi delle scuole medie inferiori presso l’ASAI e dell’insegnamento della lingua italiana a giovani immigrati. Inoltre svolge interventi nelle scuole medie come testimone degli eventi riguardanti la seconda guerra mondiale.

Category: 2019